Diritto delle Imprese
10 dicembre 2018
Diritto delle Imprese

La prova dell’intestazione fiduciaria della quota sociale

La prova dell’intestazione fiduciaria della quota sociale

Non richiede la forma scritta e può essere provata per mezzo della prova testimoniale o presunzioni

Il Tribunale di Milano con una recente sentenza pubblicata il 2 agosto 2018 ha esaminato il caso in cui due soggetti, dopo essersi accordati per creare una società di capitali, intestando ad uno di essi la partecipazione dell’altro, controvertano sull’esistenza del loro originario accordo (negato dal soggetto intestatario della partecipazione) e delle prove ammissibili circa l’esistenza dell’accordo stesso.

Il Tribunale, chiamato a decidere sull’esistenza di un patto per effetto del quale le quote di una SRL erano state effettivamente intestate, al momento della costituzione della società, ad una delle parti, ma nell’esclusivo interesse dell’altra parte e con l’obbligo di restituzione delle stesse, ha argomentato, accertando che l’accordo in questione non poteva essere ricondotto ad una ipotesi di simulazione relativa con interposizione fittizia di persona, ma ad una diversa ipotesi di negozio fiduciario.

Infatti nella simulazione si presuppone l’esistenza di un accordo trilaterale tra:
  1. lo stipulante effettivo (che interpone un altro soggetto),
  2. lo stipulante apparente (che è interposto),
  3. il terzo contraente.

Nel caso esaminato manca la presenza del terzo contraente, il che induce a concludere che l’accordo intercorso tra le parti si configura quale negozio fiduciario, per l’esistenza del quale non è richiesta la forma scritta e che non è, quindi, sottoposto ai limiti probatori di cui agli artt. 2722 e 2725 c.c.

I principi di diritto, tratti, sull’argomento, dalla giurisprudenza della Suprema Corte, sono i seguenti:
  1. Negozio fiduciario e non simulazione
    Nel caso in cui due soggetti si accordino per creare una società di capitali, l'intestazione ad uno di essi della partecipazione dell'altro non dà luogo né ad una fattispecie di interposizione fittizia di persona - che presuppone un accordo simulatorio trilaterale fra stipulante effettivo (interponente), stipulante apparente (interposto) e terzo contraente - atteso che in tale situazione, in cui la società ancora non esiste e viene creata proprio con quel contratto, manca il soggetto terzo, nè alla simulazione assoluta del contratto costitutivo di società, posto che gli stipulanti intendono davvero realizzare l'effetto della creazione di una persona giuridica con una soggettività distinta e separata da quella dei singoli soci. Ne consegue che l'unico strumento attraverso il quale far emergere la realtà dei rapporti non è quello dell'azione di simulazione, ma quello dell'accertamento (o della richiesta di adempimento) di un negozio fiduciario);
  2. Inesistenza limiti probatori
    Dovendosi procedere all’accertamento di un negozio fiduciario, e non della ricorrenza di una fattispecie di simulazione relativa, in materia di prova, non si applicano le disposizioni degli artt. 2721 e 2722 cod. civ., giacché il "pactum fiduciae" non amplia, ne' modifica il contenuto di un altro negozio - operando esso solo sul piano della creazione di un obbligo da adempiere a cura del fiduciario - ne' si applicano le disposizioni dell'art. 2725 cod. civ., trattandosi di negozio per la cui validità non è richiesta la forma scritta.
  3. Libertà di forma
    Il contratto con il quale si convenga che una quota di partecipazione nella costituenda società sarà intestata fiduciariamente, con l'obbligo per il fiduciario di darne conto al fiduciante e di trasferirgli eventualmente in seguito la titolarità della quota, non richiede per la sua validità la forma pubblica prescritta per l'atto costitutivo della società.
LS LEXJUS SINACTA - VIA LARGA 19, 20122 MILANO

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