LSMI19 Lawgistic: trasporti e logistica
5 settembre 2019
Trasporti e Logistica

Prospettive tariffarie nella logistica e nel trasporto: la grande scommessa

Prospettive tariffarie nella logistica e nel trasporto: la grande scommessa

La ripartenza dei Governi, nazionale e comunitario, apre prospettive di nuove regolamentazioni tariffarie, al netto di quanto sta avvenendo sul piano dei dazi internazionali: è un pericolo o un’opportunità?


La tariffa è la misura del prezzo di un bene o di un servizio: nei moderni contratti di logistica e di trasporto, essa tiene costo dei costi caratteristici e di un margine di utile per il prestatore. Quando ciò non avviene, si rischiano abusi nel mercato, che non opera più in modo efficiente.

Le tariffe: funzione informativa e prospettive regolatorie
Rispetto al passato, quando i prezzi dei servizio di trasporto venivano determinati “un tanto al pezzo”, le tariffe offerte sul mercato sono più articolare, come pure i servizi sottostanti. Rispetto all’utenza, le imprese di trasporto appaiono meglio valorizzare le proprie prestazioni e non sempre vince la gara che è semplicemente in grado di offrire la tariffa più bassa. In questo scenario, la presenza di tariffe di riferimento svolgerebbe senz’altro una funzione informativa, in grado di orientare il cliente, ma anche l’operatore, sull’andamento del mercato di riferimento. Tuttavia, ogni tentativo di ripristinare la pubblicazione di tariffe o prezzi indicativi di settore, presso le Camere di Commercio ovvero a livello governativo è andato frustrato. La tesi del libero mercato prevale infatti su ogni principio di trasparenza dello stesso.
Attualmente e con riferimento ai soli servizi di autotrasporto per conto terzi, il Ministero dei trasporti pubblica mensilmente i costi del gasolio per autotrazione, ai fini della rivalutazione delle tariffe di trasporto nei contratti di durata, ai sensi del comma 5 dell’attuale art. 83 bis, legge 6.8.2008 n. 133 e succ. modd.: sino alla fine del luglio scorso, si è parlato di espandere queste analisi, sulla scorta della sentenza della Corte Costituzionale 2.3.18 n. 47 che, differentemente da quanto argomentato nella nota sentenza della Corte di Giustizia del 4.9.2014, ha accertato che nulla osta alla regolamentazione, da parte di un Governo nazionale, di un sistema di remunerazione dei costi minimi di esercizio.
Da qui si può ripartire per eventualmente procedere alla riforma del settore, non senza considerare che, nel frattempo, il mercato italiano è pesantemente influenzato dalla presenza di vettori esteri, che, affermando di avere costi di esercizio sensibilmente inferiori rispetto a quelli dei vettori italiani, praticano tariffe assolutamente concorrenziali. Senza considerare il fatto che, sempre più spesso, l’offerta di trasporto è multimodale (strada, ferro, nave, etc.) e ricompresa nell’ambito di una più ampia prestazione di logistica integrata (magazzino, distribuzione, etc.) con la conseguenza che una disciplina di settore non potrebbe non tener conto della variabilità di questi costi.
La sopravvivenza dell’impresa in un mercato aperto e non regolato
Dinnanzi alle criticità emerse nella regolamentazione del mercato della logistica e del trasporto, almeno attraverso i tradizionali pilastri normativi (accesso alla professione, autorizzazioni, tariffe obbligatorie) la moderna impresa di logistica e di trasporto si trova a navigare a vista, cercando di risparmiare sui propri costi caratteristici, almeno nella misura in cui non è in grado di ribaltarli sulla committente. Salvo casi eccezionali, gli investimenti nel trasporto sono quindi poco remunerativi, gli indici di redditività delle PMI operanti nel settore sono a livello di prefisso telefonico ed aumentano le pratiche di estero vestizione ovvero di violazione delle norme base, sul lavoro, sulla concorrenza e sul rispetto della sicurezza della circolazione e dei trasporti.
La mia proposta è quella di aumentare la compliance aziendale, evidenziando la conformità dei servizi offerti alle più moderne filosofie ambientali, illustrando con trasparenza i conseguenti costi di esercizio ed i propri eventuali legami con un network di riferimento.
Faccio però presente che, ad uso e consumo di ciascuna delle parti contraenti, l’attuale normativa nazionale già prevede forme di tutela pubblicistica per il contratto di spedizioni o di trasporto: mi riferisco, nello specifico, all’attuale art. 83 bis sopracitato, sia in termini di solidarietà fisco previdenziale tra gli operatori della filiera, sia sul rispetto dei tempi di pagamento dei corrispettivi, ma anche al Decr. Lgs. 21.11.2005 n. 286, che regola il settore dell’autotrasporto, con le sue varie modificazioni, che prevede, ad esempio, l’obbligo di verifica della compliance di tutti i soggetti della filiera logistica, laddove da violazioni del codice della strada scaturissero incidenti che procurassero morti o lesionati gravi (art. 6 comma 7bis).
LS LEXJUS SINACTA - VIA LARGA 19, 20122 MILANO

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