Lawgistics
17 ottobre 2018
Trasporti e Logistica

"Responsabilità a prescindere dalla colpa"

"Responsabilità a prescindere dalla colpa"

I fatti accaduti in questo caldo mese di agosto (l'incidente di Bologna, ma anche quelli ai furgoni che trasportavano lavoratori nelle campagne ed infine, ma non ultimo, il caso di Genova), evidenziano, ancora una volta, il limite culturale di imprese che non valutano adeguatamente la propria responsabilità a prescindere dalla colpa.

In altre parole, ci si sente responsabili solo quando la propria colpa nella causazione dell'evento dannoso è chiara ed evidente, mentre il non aver fatto nulla per poterlo evitare, pur avendo i poteri e le capacità per farlo, viene scarsamente valutato, sia in sede di valorizzazione economica del servizio così (negligentemente) eseguito, sia in sede di risarcimento dei danni causati anche da una carente valutazione del rischio relativo all'attività svolta. Così è che, con riguardo agli incidenti dei furgoni, si sono andate subito a verificare le condizioni di lavoro degli extracomunitari deceduti, indagando le imprese loro committenti, mentre nel caso di Bologna non si hanno notizie in merito all'accertamento della condizioni di lavoro dell'autista-vettore deceduto, nonostante la presenza di una specifica norma speciale in materia (art. 7 Decr. Lgs. n. 286/2005, comma 7-bis: "Quando dalla violazione di disposizioni del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, derivino la morte di persone o lesioni personali gravi o gravissime e la violazione sia stata commessa alla guida di uno dei veicoli per i quali é richiesta la patente di guida di categoria C o C+E, e' disposta la verifica, presso il vettore, il committente, nonché il caricatore e il proprietario della merce oggetto del trasporto, del rispetto delle norme sulla sicurezza della circolazione stradale previste dal presente articolo e dall'articolo 83-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni.") Per non parlare del caso di Genova, laddove la responsabilità dell'impresa che aveva il bene in custodia e manutenzione dovrebbe essere oggettiva e diretta, a prescindere dalle singole colpe dei singoli individui che venissero accertate in sede penale.
Il pericoloso andazzo di limitare il rischio di impresa (peraltro assicurabile) ai soli casi in cui emerga la "canna fumante" in mano al responsabile, appare concreto anche leggendo le recenti sentenze della Corte di Cassazione, in tema di confisca della merce trasportata da parte di un vettore abusivo (art. 26 legge n. 298/74): anche in questi casi (sentenze n. 24434/17 e 4866/18) sembra che basti affidarsi ad una società controllata, ovvero ad un qualsiasi "bagarino" per evitare che, fermato il disgraziato "vettore" senza o con documenti falsi a bordo, l'Organo procedente possa automaticamente procedere a danno del soggetto beneficiario del servizio, mittente o proprietario della merce trasportata.
Come sapete, queste sono le particolarità del nostro diritto e della nostra cultura, dove la colpa si espia anche tramite confessione o patteggiamento: come accaduto per il settore finanziario, occorrerebbe quindi rendere pubbliche e condivisibili le best practices, attraverso Regolamenti o Condizioni generali di contratto, che elenchino i singoli casi in cui i vari soggetti della catena logistica sono da presumersi responsabili anche senza essere direttamente colpevoli.
LS LEXJUS SINACTA - VIA LARGA 19, 20122 MILANO

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